domenica 4 novembre 2007

Pena di morte, presentata la moratoria alle Nazioni Unite

La battaglia per la moratoria universale della pena di morte entra nel vivo: al termine di una maratona negoziale al Palazzo di Vetro, Brasile e Nuova Zelanda a nome di altri 70 co-sponsor hanno depositato il testo che fa appello a tutti gli stati che ancora mantengono la pena di morte a «stabilire una moratoria sulle esecuzioni in vista della loro abolizione».
Il testo fa anche appello agli stati che hanno la pena di morte a «ridurne progressivamente» l'uso e «il numero di delitti per i quali può essere imposta», mentre chiede alle nazioni che hanno mandato in pensione il boia a non reintrodurre il regime della morte di stato.
L'Assemblea Generale - «guidata» dagli obiettivi e dai principi della carta delle Nazioni Unite e «richiamando» la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo - chiede al segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon di far rapporto sulla sua attuazione alla 63esima Assemblea Generale che si aprirà a New York nel settembre 2008.
«Con oggi speriamo di aver compiuto un passo definitivo e irreversibile verso l'approvazione della moratoria sulla pena di morte», ha detto il presidente del Consiglio Romano Prodi sottolineando la «grande soddisfazione non solo per il governo italiano, che ha speso grandi energie per ottenere questo risultato, ma anche per il Parlamento che con un voto unanime, aveva dato forte impulso e convinto appoggio all'azione dell'esecutivo».
La moratoria sulla pena di morte è rimbalzata al Congresso dei radicali italiani a Padova e Emma Bonino, che fino a giovedì scorso a New York aveva febbrilmente negoziato sul testo, è scoppiata in un pianto di gioia. Venerdì intanto una delegazione della Comunità di Sant'Egidio guidata dal portavoce Mario Marazziti e la Coalizione Mondiale contro la Pena di Morte presenteranno al presidente dell'Assemblea Generale Srgian Kerim cinque milioni di firme a favore della moratoria.
A questo punto comincia la vera battaglia da affrontare, ha detto l'ambasciatore italiano all'Onu Marcello Spatafora con «determinazione» ma anche «massima flessibilita». La risoluzione non è un documento vincolante, ma come tutti i testi varati dall'Assemblea Generale ha forte peso morale, tant'è che per due volte, nel 1994 e nel 1999 i paesi del partito della pena di morte sono riusciti a far deragliare iniziative analoghe spaccando la coesione europea.
Un accordo tra i 27 dell'Ue è stato invece stavolta raggiunto, anche se con qualche difficoltà: alcuni paesi - tra cui Olanda e Belgio - volevano fino all'ultimo un testo più forte, puntato sulla richiesta dell'abolizione della pena capitale.
Alla fine ha prevalso la linea dell'Italia: moratoria e nulla di più. Il fronte pro-moratoria non può comunque riposare sugli allori: il testo dovrà affrontare l'ostracismo di Paesi come Egitto, Singapore e alcuni caraibici, determinati ad affondarla con «emendamenti killer» o mozioni di non luogo a procedere.
Rispetto a otto anni fa ci sono motivi di cauto ottimismo: negli Stati Uniti, dove gli umori forcaioli del 1999 hanno lasciato spazio a un dibattito pieno di interrogativi sulla opportunità di fermare il boia, l'ambasciatore all'Onu Zalmay Khalilzad ha lasciato intendere che Washington terrà un basso profilo sulla questione. Lo stesso atteggiamento potrebbe tenere la Cina dove il numero delle esecuzioni è in calo a causa di più severe misure giuridiche rispetto al passato.Se tutto andrà come previsto, il testo della risoluzione verrà discusso e votato in commissione tra il 14 ed il 29 novembre, per poi approdare in Assemblea Generale a metà dicembre, in coincidenza con la presidenza di turno italiana del Consiglio di Sicurezza.

ILLUSIONI OTTICHE











Un'illusione è una distorsione di una percezione sensoriale, causata dal modo in cui il cervello normalmente organizza ed interpreta le stesse. Le illusioni possono coinvolgere i vari sensi, ma quelle visive sono le più famose e conosciute, dal momento che la vista spesso prevarica sugli altri sensi.
Si differenzia dalla allucinazione, che è una caratteristica della schizofrenia, perché nella allucinazione si percepisce qualcosa che non è presente nella realtà in quel momento. L’allucinazione viene anche definita come “percezione senza oggetto”. (Esempio: penso che qualcuno mi abbia impiantato un PC nel cervello, che mi parla e mi obbliga a fare certe cose)
Bisogna considerare, inoltre, un aspetto generale dell'illusione mentale, le opinioni, che scaturiscono, generalmente, da pregiudizi culturali, nell'ambito di un condizionamento sociale che tenta di assicurare il funzionamento della stessa società, e che, per questo, diventano delle vere e proprie illusioni del sapere che determinano processi mentali, accettati ed elaborati come verità scontate.
Nell’illusione, il soggetto percepisce la realtà, ma, per diversi motivi, altera questa percezione.
In base a questo criterio, si possono distinguere diversi tipi di illusioni:
illusione causata da disattenzione e compensata da tendenza al completamento: si verifica quando prestiamo poca attenzione a stimoli che provengono dall’ambiente (Esempio: qualcuno ci sta parlando e tendiamo a completare le parole o le frasi che abbiamo ascoltato poco attentamente; nel leggere non facciamo caso agli errori di stampa)
illusione affettiva: la percezione della realtà viene alterata dalle emozioni che la persona sta provando in quel momento (Esempio: sto camminando di notte in un bosco e ho paura. Questa emozione mi fa interpretare le ombre che vedo, come se fossero mostri o animali)
pareidolia: di fronte ad una realtà poco definita, incompleta, poco illuminata, entra in azione la fantasia che, utilizzando elementi ed immagini interne alla psiche della persona, elabora in modo fantastico lo stimolo sensoriale ricevuto (Esempio: guardando le nuvole, ne interpreto le forme come figure fantastiche). In termini psicologici, questo fenomeno viene chiamato anche “proiezione” indicando con questa parola, qualcosa che il soggetto proietta sulla realtà che vede
illusioni ottico geometriche: di fronte a certe figure, appositamente costruite, si verifica una distorsione visiva e percettiva. Questo fenomeno si distingue in: - visione di oggetti che non esistono (oggetti impossibili) - figure che vengono percepite distorte rispetto alla realtà (metamorfopsia) - figure che, se guardate a lungo, sembrano muoversi o deformarsi - figure che, se guardate a lungo, influenzano la percezione di figure esaminate subito dopo
Una illusione ottica è una qualsiasi illusione che inganna l'apparato visivo umano, facendogli percepire qualcosa che non è presente o facendogli percepire in modo scorretto qualcosa che è presente.
Le illusioni ottiche possono manifestarsi naturalmente o essere dimostrate da specifici trucchi visuali che mostrano particolari assunzioni del sistema percettivo umano.
In base al meccanismo che ne è causa quindi, si hanno tre categorie di illusioni:
ottiche, quando sono causate da fenomeni puramente ottici e pertanto non dipendenti dalla fisiologia umana;
percettive, in quanto generate dalla fisiologia dell'occhio. Un esempio sono le immagini postume che si possono vedere chiudendo gli occhi dopo avere fissato un'immagine molto contrastata e luminosa;
cognitive, dovute all'interpretazione che il cervello da delle immagini. Un caso tipico sono le figure impossibili e i paradossi prospettici.
Un miraggio è un esempio di illusione naturale dovuta a un fenomeno ottico. La variazione nella dimensione apparente della Luna (più piccola quando è sopra la nostra testa, più grande quando è vicina all'orizzonte) è un'altra illusione naturale; non si tratta di un fenomeno ottico, ma piuttosto di un'illusione cognitiva o percettiva. Un altro curioso esempio di illusione percettiva in natura è la salita in discesa.
Illusioni scoperte o sviluppate comprendono il cubo di Necker e la griglia di Hermann. Comprendere questi fenomeni è utile allo scopo di comprendere le limitazioni del sistema visivo umano.

giovedì 1 novembre 2007

FaTa MoRgAnA

EFFETTO FATA MORGANA

In ottica la Fata Morgana, o Fatamorgana, è un tipo di miraggio in cui l'immagine apparente muta velocemente forma; viene così chiamato per la caratteristica di riprodurre il soggetto a una elevazione dal suolo, proprio come le apparizioni dell'omonimo personaggio della mitologia celtica In Italia, questo raro fenomeno si manifesta nelle calde giornate estive sullo Stretto di Messina.
Si tratta di un effetto dovuto alla particolare distribuzione dell'indice di rifrazione della luce del sole in diversi strati d'aria e quindi per certi versi analogo al miraggio. La differenza consiste nel fatto che fino ad una certa altezza l'indice di rifrazione assume un valore crescente con essa per poi tornare a diminuire, per questo a differenza del miraggio le immagini sono molto mutevoli e deformate, difficilmente riconoscibili.
Per spiegare tale fenomeno è sufficiente immaginare che la luce proveniente da un punto viene per certi versi "spalmata" in verticale, gli oggetti in lontananza assumono le sembianze di torri, pinnacoli, obelischi.
Il fenomeno della Fata Morgana può verificarsi con differente intensità, in certi casi dalla costa Calabra si può vedere la Sicilia più vicina del normale con immagini distorte e riflesse sul mare o sul suolo; in sostanza la distanza sembra essere di poche centinaia di metri e si ha l'impressione di osservare nello Stretto una città irreale che si modifica e svanisce in brevissimo tempo; talvolta si possono per poco tempo distinguere le case, le auto e addirittura le persone.
Tale fenomeno è visibile, per le particolari condizioni di luce, al mattino. Il tutto avviene quando sulla superficie del mare, minuscole goccioline di acqua rarefatta, fanno da lente di ingrandimento.
Un simile fenomeno ottico può verificarsi anche nelle assolate giornate estive nelle sterminate campagne attorno ad Alberese, nella Maremma grossetana. In questo caso, gli sterminati spazi aperti privi di alberi, prevalentemente coltivati a campi di grano o girasoli vengono illuminati direttamente da una potente luce solare che, attraversando un'atmosfera particolarmente tersa, crea tale effetto rifrattivo.

Le leggende legate al fenomeno

Una leggenda ampiamente diffusa in tutta l'area dello Stretto narra che durante le invasioni barbariche in agosto, mentre il cielo e il mare erano senza un alito di vento, e una leggera nebbiolina velava l'orizzonte, un'orda di conquistatori dopo avere attraversato tutta la penisola giunse alle rive della città di Reggio e si trovò davanti allo stretto che divide la Calabria dalla Sicilia. A pochi chilometri sull'altra sponda sorgeva un'isola - la Sicilia - con un gran monte fumante - l'Etna - ed il Re barbaro si domandava come fare a raggiungerla trovandosi sprovvisto di imbarcazioni, quindi impotente davanti al mare. All'improvviso apparve una donna molto bella, che offrì l'isola al conquistatore, e con un cenno la fece apparire a due passi da lui. Guardando nell'acqua egli vedeva nitidi, i monti, le spiagge, le vie di campagna e le navi nel porto come se potesse toccarli con le mani. Esultando il Re barbaro balzò giù da cavallo e si gettò in acqua, sicuro di poter raggiungere l'isola con un paio di bracciate, ma l'incanto si ruppe e il Re affogò miseramente. Tutto infatti era un miraggio, un gioco di luce della bella e sconosciuta donna, che altri non era se non la Fata Morgana.
Il fenomeno si ripete ancora oggi nei giorni calmi e limpidi d'estate, nelle acque antistanti la costa calabrese. Qualcuno afferma di aver visto il fenomeno anche dalla costa siciliana dello Stretto, ma non vi sono fonti attendibilmente documentabili che lo dimostrino.

Morgana nel ciclo arturiano


Nel ciclo arturiano, Morgana è un personaggio femminile, talvolta presentato come antagonista di Artù e nemica di Ginevra. Nella Vita Merlini (Vita di Merlino) del XII secolo, si dice che Morgana ("Morgen") sia la più vecchia di nove sorelle che governano su Avalon. Geoffrey of Monmouth parla di Morgana come di una guaritrice e una mutaforma. Scrittori più tardi come Chretien de Troyes, basandosi sull'interpretazione di Monmouth, hanno descritto Morgana intenta a curare Merlino ad Avalon.
Nella tradizione dei cicli arturiani, Morgana era la figlia della madre di Artù, Lady Igraine, e del suo primo marito, Gorlois, duca di Cornovaglia; Artù (Arthur Pendragon), figlio di Igraine e di Uther Pendragon, era dunque suo fratellastro. Come donna celtica, Morgana ereditò parte della magia della Terra di sua madre. Morgana aveva due sorelle maggiori (e quindi era la più giovane di tre sorelle, non la maggiore di nove). Il terzetto di sorelle è una formula piuttosto comune nella mitologia celtica. In Le Morte d'Arthur e altre fonti, ella è infelicemente sposata con Re Urien di Gore, e Owain mab Urien è suo figlio.
Sempre secondo la tradizione Morgana sarebbe l'allieva, forse l'ultima o una delle ultime, di Viviana. Questa, la Dama del Lago, sarebbe stata la Sacerdotessa Madre di Avalon, nonché colei che avrebbe preso sotto la sua ala la piccola Morgana, per educarla all'antica religione di Avalon al fine di farla succedere a sé come Sacerdotessa Madre. Anche Artù (nome sacro: Arthur Pendragon) come figlio di Uther Pendragon fu educato ed iniziato all'antica religione di Avalon. Il suo compito, infatti, sarebbe stato quello di unire le popolazioni dell'Inghilterra, quelle appunto fedeli all'antica religione di Avalon e quelle fedeli alla nuova fede, la religione Cattolica. Durante l'iniziazione, che come protagonisti aveva una sacerdotessa ed un "re cervo", Morgana si sarebbe unita ad Artù generando un figlio, Mordred, di cui Artù avrebbe ignorato l'esistenza, che più tardi avrebbe preteso il trono, passando per il malvagio Mordred. Originariamente (per esempio in Le Morte d'Arthur) questo ruolo pare fosse ricoperto da una delle sorelle.
Diverse fonti descrivono anche Morgana come allieva di Merlino, e successivamente sua rivale; in questo ruolo, il personaggio appare parzialmente sovrapposto con quello di "Viviana", una delle figure che corrispondono al nome di "Dama del Lago". Il mito della rivalità fra Morgana e Merlino è ripreso anche in alcune opere cinematografiche, in particolare nel film Excalibur di John Boorman (1981).

domenica 21 ottobre 2007

TASSA SUL NOSTRO BLOG


BLOG= LIBERTA'


Blog, pagine personali, siti amatoriali: tutti iscritti al ROC, il Registro degli operatori della Comunicazione dell’AgCom, con tanto di pagamento di una tassa e sanzioni penali in caso di reato? All’indomani della diffusione del disegno di legge (file pdf) di riordino del settore editoriale, cresce in rete la protesta (e la confusione) per un provvedimento che, se approvato in Parlamento, porrebbe seri limiti alla libertà di espressione online.Tutto è nato da una definizione allargata di “attività editoriale” e dalla successiva estensione a qualsiasi pubblicazione delle responsabilità penali previste per i reati a mezzo stampa.Il commissario dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni Nicola D’Angelo mette però le mani avanti: “comprendo l’esigenza di garanzia che ha mosso il governo a proporre questa norma, ma penso che non possa tradursi nell’imposizione di procedure burocratiche per l’apertura dei blog. (…) Bisogna evitare regole che restringano le caratteristiche di apertura e libertà che la rete consente a chi la vuole utilizzare”. Sul fronte dei reati, poi, D’Angelo sottolinea che “ci sono già gli strumenti per reprimere gli abusi”.“Si tratta di un testo carente e borbonico che giustifica le peggiori illazioni - secondo l’avvocato Andrea Monti, esperto di diritto dell’informazione online - Il Governo ha scritto un provvedimento incomprensibile e ha poi scaricato tutto sull’AgCom”. Il disegno di legge, infatti, non entra nel merito delle singole situazioni. A legge approvata, sarà poi l’AgCom a doversi assumere le vere e proprie responsabilità, decidendo se a iscriversi dovranno essere tanto i blog mainstream (come quello di Beppe Grillo), quanto quelli del tutto sconosciuti. Per quanto l’ispiratore del provvedimento, il sottosegreatario Ricardo Franco Levi, abbia subito fatto un passo indietro (”Quando prevediamo l’obbligo della registrazione non pensiamo alla ragazzo o al ragazzo che realizzano un proprio sito o un proprio blog”: qui la dichiarazione di Levi), il disegno di legge che arriverà in Parlamento resta del tutto equivoco. “Bastava essere più trasparenti e specificare in modo chiaro che l’obbligo riguarda solo chi svolge attività professionali - continua l’avvocato Monti - Invece no, il governo ha scelto la linea dell’ambiguità”. Lo scopo? “Da una parte fare cassa: nel dubbio molti utenti si iscriveranno al Registro e questo porterà un bel po’ di entrate. Dall’altra, creare una situazione confusa e così mettere il bavaglio a chi usa Internet”.L’interpretazione censoria è quella che circola di più in rete in queste ore: Beppe Grillo minaccia di “trasferire armi, bagagli e server in uno Stato democratico” (e proprio a Grillo risponde Franco Arrigo Levi con le precisazioni viste sopra); Mario Adinolfi si appella a Veltroni per bloccare un ddl che “obbligherebbe i blog a sospendere la pratica dei commenti liberi”. “La fine del personal publishing?” si chiede invece il blogger tecnologico Federico Fasce. Mentre secondo Paolo De Andreis di Punto Informatico “L’errore del Governo (…) con un colpo di bianchetto verrà consegnato all’oblìo nel più rigoroso silenzio mediatico. Presto non ne sentiremo più parlare. È già successo, si può aver fiducia che accada di nuovo”. De Andreis si riferisce alla legge 62/2001 approvata dal Governo Berlusconi, che pure inciampò in una definizione ambigua di “prodotto editoriale”, senza produrre nulla di fatto.Come dire, al di là del colore politico, in Italia permane una tendenza al “controllo” delle attività in rete. Tutto il contrario degli Stati Uniti, dove presto dovrebbe essere approvato un provvedimento che equipara i blogger ai giornalisti: tutti protetti dalle stesse garanzie in quanto a libertà di espressione. Altro che iscrizione in un Registro!

giovedì 18 ottobre 2007

THE LEGEND








Bob Marley (Robert Nesta Marley) nacque il 6 Febbraio 1945 a Nine Miles, nel distretto di St. Ann, Giamaica. Suo padre (Norval Sinclair Marley) era un ufficiale della marina inglese e sua madre (Cedella "Ciddy" Malcom) era una nativa giamaicana che viveva a Rhoden Hall. Dopo la nascita di Bob, suo padre lasciò sua madre. Quando Bob ebbe cinque anni suo padre lo portò a Kingston. Soltanto un anno dopo Bob vide di nuovo sua madre. Alcuni anni più tardi Bob e sua madre si trasferirono a Trench Town (nella zona ovest di Kingston), perchè sua madre stava cercando lavoro. Bob Marley amava la vita frenetica nella grande città, così come amava la musica di Fats Domino e Ray Charles che solitamente ascoltava. Nel frattempo i musicisti giamaicani stavano lavorando ad un proprio stile musicale. Inventarono lo ska, una musica che divenne molto popolare in Giamaica. A sedici anni Bob voleva registrare un album. Come altri ragazzi giamaicani vide la musica come un modo per sfuggire alla cruda realtà della vita molto povera del ghetto.
Jimmy Cliff, un cantante locale (solo quattordicenne), aveva già inciso alcuni singoli di successo e presentò Bob al produttore Leslie Kong. Bob incise così il suo primo singolo (Judge Not) nel 1961, ma questo disco, così come il successivo (One Cup Of Coffee) nel 1962, non andò molto bene: Bob infatti lasciò Leslie Kong che non gli aveva ancora pagato le due incisioni. Nel 1964 Peter McIntosh (alias Peter Tosh), Bunny Livingston (alias Bunny Wailer), Junior Braithwaite, Beverley Kelso, Cherry, Constantine "Dream Vision" Walker e Bob Marley formarono il gruppo degli Wailers. Cherry e Junior lasciarono però il gruppo dopo alcune sessioni di registrazione. Per registrare le loro canzoni impiegarono musicisti ska dello Studio One di Coxsone Dodd.
Bob Marley si guadagnò il titolo di leader del gruppo, avendo scritto la maggior parte del materiale. Gli Wailers divennero molto popolari nel 1965, quando suonarono un pò dappertutto. Per l'etichetta di Coxsone registrarono diversi successi: Simmer Down, It Hurts To Be Alone, Rule Them Rudie. Era il 10 Febbraio del 1966 quando Bob Marley sposò Rita Anderson. Il giorno dopo Bob andò negli Stati Uniti a trovare sua madre ed il suo nuovo marito. Durante la permanenza di Bob negli Stati Uniti Beverly Kelso lasciò gli Wailers, mentre entrarono a far parte della band sua moglie Rita con il cugino Dream. Gli Wailers cambiarono la loro musica passando dallo ska al rocksteady.
L'anno successivo (in cui nacque anche la prima figlia di Bob, Cedella) la band lasciò Coxsone e creò la propria etichetta, la Wail'N Soul'M Record, conosciuta anche come Wailing Souls e Wail'M Soul'M. Il loro primo singolo con la propria etichetta fu Bend Down Low/Mellow Mood, ma alla fine di quello stesso anno l'etichetta fu costretta a chiudere. Nel 1968 nacque il primo figlio maschio di Bob, David (meglio conosciuto come Ziggy). Nelo stesso annoBob conobbe Johnny Nash e gli Wailers incisero alcuni brani per la casa discografica JAD Records. Nel 1970 gli Upsetters si unirono agli Wailers: Aston "Family Man" Barrett suonava il basso e suo fratello Carlton la batteria. La band così formata creò una nuova etichetta, la Tuff Gong, e il primo singolo fu Run For Cover. Il brano ebbe successo crescente così come la band e la propria etichetta. Da quel momento gli Wailers incisero un successo dopo l'altro. Nel dicembre del 1971 Bob andò da Chris Blackwell della Island Records alla ricerca di un contratto discografico.Chris diede agli Wailers 8.000 pounds di anticipo per incidere un album.
Fu una mossa rivoluzionaria: per la prima volta un gruppo reggae aveva avuto accesso alle migliori attrezzature di registrazione ed era trattata allo stesso livello di un gruppo rock. Prima che gli Wailers firmassero per la Island, infatti, il reggae era considerato soltanto come produzione di singoli o di rare compilation. In questo modo invece gli Wailers incisero il loro primo album reggae, Catch A Fire. Il gruppo fece dei tour di notevole successo in Inghilterra e negli Stati Uniti. L'album che seguì per la Island fu Burnin', che comprendeva alcuni vecchi brani della band e pezzi come Get Up Stand Up e I Shot The Sheriff. Gli Wailers e Bob Marley divennero molto famosi dopo che Eric Clapton incise I Shot The Sheriff: la sua versione raggiunse il primo posto nella classifica dei singoli negli Stati Uniti.
Con l'uscita di Natty Dread la band si battezzò come Bob Marley & The Wailers.Nell'estate del 1975 il gruppo tenne numerosi concerti in Europa: tra questi ci furono due serate al Ballroom Lyceum di Londra, che sono ricordati come i migliori del decennio. La registrazione di quelle due serate diede vita a Live, che scalò le classifiche. La versione live di No Woman No Cry contenuta nell'album divenne un grandissimo successo mondiale. Nel frattempo Peter Tosh e Bunny Wailer avevano ufficialmente lasciato gli Wailers per intraprendere la carriera solista. Agli Wailers si unirono il chitarrista Al Anderson ed il tastierista Bernard "Touter" Harvey: questi verranno poi sostituiti nel 1977 da Junior Murvin e Tyrone Downie. Ne 1976 scoppiò negli Stati Uniti la reggae-mania. La popolarissima rivista Rolling Stone proclamò "band dell'anno" Bob Marley & The Wailers nel numero di Febbraio.
L'album Rastaman Vibration fu devastante nelle classifiche americane. Non andò molto bene invece in Olanda, per motivi politici: l'album conteneva infatti il pezzo War, il cui testo è tratto da un discorso dell'Imperatore d'Etiopia Haile Selassie I (Ras Tafari). Il 3 Dicembre del 1976 accadde una tragedia. Sei uomini armati spararono a Bob Marley, a sua moglie, al manager degli Wailers Don Taylor ed a Don Kinsey, fortunatamente senza gravi conseguenze. Due giorni dopo Bob suonò comunque al grande concerto "Smile Jamaica" a Kingston, dopo il quale volò in Inghilterra. Gli Wailers lo seguirono ed insieme incisero Exodus, nel 1977. Con questo album si stabilì la fama di superstar internazionale di Bob Marley. In Inghilterra Bob ebbe un incontro con il principe Asfa Wossan (nipote dell'Imperatore Haile Selassie), durante il quale Bob ricevette un regalo molto importante: l' anello Jah Rastafari, appartenuto all'Imperatore etiopico. Nel maggio dello stesso anno Bob scoprì di avere il cancro. Si sarebbe dovuto amputare un dito del piede, ma Bob rifiutò l'intervento perchè andava contro la propria fede Rasta. Il 20 luglio del 1977 gli ultimi concerti del "Exodus Tour" furono cancellati.L'anno successivo la band capitalizzò il proprio successo nelle classifiche con la realizzazione di Kaya: l'album raggiunse il quarto posto nella classifica inglese nella stessa settimana della pubblicazione.L'album mostrò Bob sotto un aspetto differente: canzoni d'amore e omaggi al potere della ganja (marijhuana della Giamaica). I Rasta fumano la ganja per sentirsi più vicini a Jah (Dio). Nell'aprile del 1978 Bob tornò in Giamaica per suonare al One Love Peace Concert, di fronte al Primo Ministro Michael Manley ed al leader dell'opposizione Edward Seaga. Bob organizzò sul palco un entusiasmante ed allo stesso tempo commovente incontro tra i due rivali, unendo le loro mani sopra di sè, nel nome di Jah Rastafari. Più tardi nello stesso anno Bob ricevette la moneta-medaglia del Terzo Mondo dalle Nazioni Unite. Visitò anche l'Africa per la prima volta nella sua vita: Kenya, Etiopia e Zimbabwe (dove tenne successivamente un memorabile concerto per celebrarne l'indipendenza). Bob Marley & The Wailers continuarono ad espandere il loro successo prima con Babylon By Bus (registrazione di un concerto a Parigi), poi con Survival.
Alla fine degli anni settanta Bob Marley And The Wailers erano la più famosa band della scena musicale mondiale, e infransero i record di vendite discografiche in Europa. Il nuovo album, Uprising, entrò in ogni classifica europea. La band stava progettando anche una nuova tournee americana con Stevie Wonder per l'inverno del 1980. La salute di Bob andava peggiorando, ma ebbe comunque il consenso dei medici per partire in questa tournee americana. Durante un concerto a New York quasi svenne. La mattina dopo, il 21 Settembre 1980, Bob andò a fare jogging con Skilly Cole a Central Park. Bob collassò e fu riportatoin albergo.Alcuni giorni più tardi fu scoperto che Bob aveva un tumore al cervello e che, secondo i medici, non gli restava più di un mese di vita. Rita Marley voleva che il tour venisse cancellato, ma Bob lo volle continuare. Così tenne un meraviglioso concerto a Pittsburgh.
Ma Rita non poteva essere d'accordo con la decisione di Bob ed il 23 Settembre il tour fu cancellato. Bob fu trasportato da Miami al Memorial Sloan-Kettring Cancer Center di New York. Lì i medici diagnosticarono un tumore al cervello, ai polmoni ed allo stomaco.Bob fu trasportato di nuovo a Miami, dove fu battezzato Berhane Selassie nella Chiesa Ortodossa Etiopica (una chiesa cristiana) il 4 novembre 1980. Cinque giorni dopo, nell'ultimo disperato tentativo di salvargli la vita, Bob fu trasportato in un centro di trattamento in Germania. Nello stesso ospedale tedesco Bob passò il suo trentaseiesimo compleanno. Tre mesi dopo, l'11 maggio 1981, Bob morì in un ospedale di Miami. Il funerale di Bob Marley in Giamaica, tenutosi il 21 maggio 1981, potrebbe essere paragonato al funerale di un re. Centinaia di migliaia di persone (compresi il Primo Ministro ed il leader dell'opposizione) parteciparono al funerale. Dopoil funerale il corpo di Bob MArley fu portato al suo luogo di nascita, dove si trova tutt'ora all'interno di un mausoleo,divenuto ormai un vero e proprio luogo di pellegrinaggio per la gente di tutto il mondo. Un mese dopo la morte di Bob, gli fu conferito l'Ordine di Merito della Giamaica (Jamaica Order Of Merit), la terza più grande onoreficienza della nazione, in riconoscenza del suo grande contributo alla crescita culturale della Giamaica. Il profeta Gad insistette a lungo, già prima della morte di Bob, per diventare il proprietario dell'anello Jah Rastafari.
L'anello, comunque, miracolosamente sparì e nessunolo vide mai più.La madre di Bob Marley dice che l'anello è ritornato nel suo luogo d'origine. A Montego Bay, in Giamaica, è stato costruito il Bob Marley Performance Center e per alcuni anni vi si è svolto il festival Reggae Sunsplash. Nella primavera del 1983 venne pubblicato l'album Confrontation. Conteneva alcune canzoni inedite, alcune re-arrangiate ed altre pubblicate solo in Giamaica. La canzone Buffalo Soldier divenne un clamoroso successo internazionale. Nel 1984 fu realizzata la raccolta Legend: grazie al brano One Love/People Get Ready, questo ottimo disco divenne uno dei più venduti al mondo. Bob Marley & The Wailers stavano sopravvivendo.Dieci anni dopo la morte di Bob Marley uno speciale concerto ebbe luogo a Kingston, per celebrare Bob.Diversi artisti, tra i quali Ziggy Marley & The Melody Makers e la Reggae Philarmonic Orchestra suonarono e raccolsero fondi per costruire il Bob Marley Entertainment Complex a Kingston.
In tempirecenti sono state pubblicate dalla Tuff Gong altre raccolte di Bob Marley, da Natural Mystic (The Legend Lives On) a Soul Almighty (The Formative Years), fino al bellissimo cofanetto di 4 cd Songs Of Freedom. Oggi sono trascorsi ormai sedici anni dalla scomparsa del re del reggae. Molti sono gli artisti che nel corso di questi anni sono stati indicati come i successori di Bob. Chi lo ama e soprattutto chi ha voluto capire la sua musica sa, comunque, che nessuno mai in questo mondo potrà prendere il suo posto.

sabato 13 ottobre 2007

ADESSO BASTA!!!!!!!!!!!


NEW YORK - Le antenne paraboliche delle grandi televisioni americane sono di nuovo parcheggiate di fronte a Columbia University: due settimane fa le telecamere e i fotografi erano tutti per il presidente iraniano Ahmadinejad e i suoi contestatori, ieri al centro dell'inquadratura c'erano centinaia di ragazzi vestiti interamente di nero. Scandivano uno slogan: "Non nel nostro campus". Non riuscivano a farsene una ragione: l'onda lunga del razzismo, materializzato nel suo simbolo più classico, il cappio da forca, dalla Louisiana è arrivato fino a Manhattan. E nelle ultime settimane sta infettando scuole superiori e università di tutto il Paese. Martedì mattina, Madonna Constantine, 44 anni, professoressa afroamericana del Teachers College di Columbia University ha trovato un nodo scorsoio, a cui per un secolo i bianchi hanno impiccato i neri, appeso sulla maniglia della porta del suo ufficio, al quarto piano di uno dei più antichi edifici dell'università, sulla 120esima strada all'angolo con Broadway. Siamo al confine con Harlem. Siamo in quella che è considerata la migliore scuola d'America per la formazione degli insegnanti. Siamo nell'ateneo dove la carta intestata recita orgogliosa "Columbia University in the City of New York", dove questo sta a significare che qui si mescolano razze, religioni e identità. Ma proprio qui, qualcuno che conosceva bene il percorso tra le Aule, ed è riuscito ad eludere la sorveglianza notturna, ha minacciato una delle professoresse più famose e impegnate. Madonna Constantine studia i meccanismi psicologici del mondo dell'educazione e i suoi lavori spiegano chiaramente perché è stata scelta come bersaglio: è una donna impegnata da anni a combattere i pregiudizi radicati nella società americana. Nel suo ultimo libro, cerca di identificare e combattere il razzismo "non intenzionale" e "scontato". Era convinta che nel mondo di oggi ci si dovesse concentrare su forme leggere e subdole di discriminazione, invece le è stato recapitato il simbolo del Ku Klux Klan. Qualcosa che ha un potere evocativo tremendo: tra il 1882 e il 1968, in tutti gli Stati Uniti ci furono 4.743 esecuzioni sommarie, con il cappio appeso ai rami di un albero, di neri ritenuti colpevoli da giurie improvvisate composte da bianchi.
"Columbia come l'Alabama", ripetono gli studenti, che dall'altra notte si sono riuniti per discutere e ieri pomeriggio hanno manifestato all'ingresso del campus. "Il virus che ha infettato la nostra nazione per troppi anni è tornato, e se dalla Louisiana arriva a contagiare una delle università più prestigiose d'America allora è tempo di svegliarsi", dice Bill Perkins, il politico nero che rappresenta questa parte di città nel Senato dello Stato di New York. I ragazzi scandiscono i loro slogan senza sosta, quando a sorpresa appare la professoressa Constantine, lunghi capelli con le treccine e un blocco di appunti con i fogli gialli tra le mani: "Non starò in silenzio. Non mi farò intimidire". È un'ovazione, un lunghissimo applauso quasi liberatorio. Perché nessuno, nell'America in cui corre per la presidenza un giovane senatore nero, in cui la star più pagata della televisione è una nera, Oprah Winfrey, poteva immaginare che riapparissero i simboli del razzismo più antico. Tutto è ricominciato a Jena, in Louisiana, quando un anno fa sei giovani neri si sedettero sotto un albero al centro del cortile di una scuola superiore, un luogo "riservato" agli studenti bianchi. La mattina dopo puntuali, tra i rami, apparvero i cappi. Cominciarono una serie di scontri razziali, un ragazzo bianco venne picchiato da sei compagni e il procuratore, destando scandalo, li incriminò per tentato omicidio. Sono seguite manifestazioni e mobilitazioni contro il razzismo, l'albero è stato tagliato, ma il contagio era ormai partito. Un mese fa il cappio si è ripresentato nel campus dell'Università del Maryland, dove dondolava di fronte al palazzo che ospita le organizzazioni studentesche nere. Da quel momento, nelle ultime quattro settimane si sono registrati almeno dodici casi, tre alla settimana, e sono solo quelli più noti. Nodi scorsoi sono apparsi in numerosi licei, alla stazione degli autobus di Pittsburgh, perfino negli spogliatoi della stazione della polizia di Long Island. Il 29 settembre a Washington, alla scuola superiore per ragazzi non udenti della Gallaudet University, uno studente nero è stato circondato da sei compagni che lo hanno immobilizzato e con un pennarello gli hanno riempito la faccia e il corpo con svastiche e la scritta "KKK". Ora Columbia. La polizia ha mobilitato decine di detective e sospetta possa essere stato un collega, un professore che aveva dissapori e gelosie verso la Constantine. Ma il Columbia Spectator, il giornalino del Campus, non sembra crederci e racconta come le tensioni si siano riaccese nel 2004, quando un gruppo di studenti del Conservative Club, per protestare contro l'affirmative action - la legge che prevede le quote e gli aiuti per le minoranze - decise di mettere in piedi una serie di banchetti in cui si vendevano le torte. I classici banchetti per raccogliere fondi, ma qui le donne, i neri e gli asiatici pagavano meno dei maschi bianchi. Un modo per dire che il sistema favorisce le minoranze a discapito dei bianchi. Lo scandalo e le polemiche furono pesanti e gli studenti neri si presentarono all'università per una settimana intera completamente vestiti di nero per denunciare il ritorno del razzismo dentro l'ateneo. Nel dicembre dell'anno dopo apparvero le scritte del KKK sui muri di un dormitorio, e proprio il giorno dopo la visita di Ahmadinejad, in un bagno del dipartimento di relazioni internazionali, è apparsa una scritta che auspica il lancio dell'atomica sull'Iran e i luoghi sacri ai musulmani. Ma a lasciare il segno era la frase finale: "Gli Stati Uniti sono per i bianchi di origine europea".

venerdì 12 ottobre 2007

CI RISIAMO!!!!!!!!!




CAGLIARI. Sconcertante, vergognosa, sessista, razzista, offensiva, inaccettabile. Piovono strali a catinelle per le attenuanti «etniche e culturali» che un giudice di Hannover ha concesso a Maurizio Pusceddu, cagliaritano di 29 anni, colpevole di aver tenuto segregata l’ex fidanzata lituana, e di averla picchiata, violentata, torturata e umiliata per giorni. Ma, come si legge testualmente nella sentenza: «Si deve tenere conto delle particolari impronte culturali ed etniche dell’imputato. È un sardo».Ragion per cui: «Il quadro del ruolo dell’uomo e della donna, esistente nella sua patria deve essere tenuto in considerazione come attenuante». Risultato: condanna a sei anni (con sconto di due per la sardità). Sollevazione unanime contro la «solita» Germania, con richiesta di scuse ufficiali. E il Codacons che annuncia: «Presenteremo al tribunale tedesco un esposto contro il giudice chiedendo di procedere per “ingiuria aggravata” nei confronti dei sardi». «Siamo in presenza di uno straordinario, forse irraggiungibile, esempio di razzismo contemporaneo» sostiene il sottosegretario alla Giustizia, Luigi Manconi. Il sassarese Mario Segni parla di «offesa per la giustizia e per la Sardegna». E Francesco Cossiga sceglie la strada del sarcasmo: «Mi sembra una sentenza saggia. Se una donna è legata ad un uomo è giusto che questi possa esercitare i suoi diritti».Laconico il commento di Renato Soru: «Gli imbecilli esisitono». Il presidente del Consiglio regionale, Giacomo Spissu, ricorda che non esiste «alcuna cultura sarda di segregazione e di violenza sulle donne». Il leader indipendentista Gavino Sale la definisce «frutto dell’ignoranza della cultura e della storia sarda». E il segretario nazionale del Partito sardo d’Azione, Efisio Trincas, ricorda che «I sardi sono stati sempre vittime di questi pregiudizi, ma pensare che ancora permangano ci disgusta. Pensavo che le teorie lombrosiane del delinquente nato caratterizzato da specifici tratti somatici, fosse ormai sepolte da un secolo, invece a quanto pare il giudice di un paesino della Bassa Sassonia ne è ancora condizionato». Sconcerto anche del consigliere regionale Maria Grazia Caligaris (Sdi): «Un giudice che accorda uno sconto di pena a uomo per un reato di violenza nei confronti di una donna adducendo motivazioni etnico-culturali rivela solo un becero animo maschilista». In Parlamento la protesta è vibrante e trasversale. «Ha dell’incredibile ed è frutto dei pregiudizi che ancora esistono» dice Amalia Schirru dell’Ulivo. Per Elettra Deiana e Daniela Dioguardi di Rifondazione la sentenza è «razzista e sessista». An e Forza Italia intanto chiedono che il Governo ottenga le scuse della Germania. «La sentenza denota soltanto grande ignoranza. Il Governo chieda spiegazioni» dice Carmelo Porcu (An). Gli fa eco l’azzurra Isabella Bertolini: «Il Governo deve chiedere scuse per una sentenza che offende il nostro Paese». E per Carolina Lussana (Lega) «Più che la decisione di un Tribunale europeo, sembra quella di un Tribunale ispirato dalla sharia islamica». Indignazione anche nel mondo della cultura. «La trovo una sentenza agghiacciante, sono quasi senza parole - commenta lo scrittore Marcello Fois - ma come si può avere un concetto simile dei sardi? Su quali elementi si basa un tale assurdo pregiudizio? E comunque è come se un tribunale sardo riconoscesse attenuanti a un antisemita tedesco, in quanto cresciuto in un ambiente razzista. Follia pura, insomma». «Una vera e propria imbecillità lombrosiana - attacca lo scrittore Salvatore Niffoi - cercare un alibi etnico-culturale per un giovane violentatore rappresenta questa sì una vera violenza nei confronti delle donne sarde e di un’isola che ha tra le sue divinità ancestrali la Terra madre, cioè uno dei simboli più alti della femminilità». Dello stesso avviso Gigi Riva: «Follia della sentenza a parte - sottolinea l’indimenticato bomber - decrivere i sardi come un popolo dedito alla violenza è da ignoranti. La violenza i sardi l’hanno sempre subita. Queste notizie sono dolorose, e mi riportano a brutti ricordi del passato, quando si diceva “ti mando in Sardegna” come se fosse una punizione. Luoghi comuni che nascondono il fatto che tutti i problemi che quest’isola ha avuto e continua a avere dipendono solo dal fatto che lo stato italiano l’ha sempre dimenticata».